Il futuro del turismo corre sui binari dell’intelligenza artificiale. Durante l’ultima Bit, nel panel The Future is in Motion un pool di esperti del travel tech Usa - Anil Aggarwal, Duane Overgaard e Zolon Wilkins - hanno chiarito un concetto fondamentale: l’AI non è un gioco tecnologico, ma il nuovopilastro del settore alberghiero.
Il primo grande cambiamento riguarda la visibilità. Oggi i viaggiatori non si limitano a cercare su Google ma interrogano ChatGPT o Gemini. Per non sparire dai radar, gli hotel devono trasformare i propri siti in "centri dati", con contenuti chiari e strutturati che le macchine possano leggere facilmente.
Grazie a una connettività più fluida, le strutture possono mostrare con precisione cosa è incluso nella tariffa, riducendo i dubbi dell’utente e aumentando le prenotazioni dirette.
Ma l’AI non serve solo a vendere meglio. La vera rivoluzione è operativa: automatizzando i compiti ripetitivi e la gestione dei dati, la tecnologia libera il personale dai lavori più noiosi. «Maggiore è la standardizzazione, maggiore sarà la creatività», osserva Giovanna Manzi, Advisory Board Bit. Se l’algoritmo si occupa della burocrazia, l'albergatore può fare ciò che conta davvero: prendersi cura dell’ospite e rendere il soggiorno un’esperienza indimenticabile. Per l’Italia la sfida è chiara: non temere il cambiamento, ma usarlo per potenziare l'ospitalità autentica che ci rende unici al mondo.
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