Per i giovani a tavola: tradizione batte algoritmo

Millennials e Gen Z votano compatti per i riti e i sapori familiari amplificati dall’ottima qualità della nostra cucina, da gustare in momenti condivisi

Nell’era dei social, il cibo non cerca l'approvazione degli algoritmi: l’iconicità della cucina italiana non è questione di hype, ma di abitudine. La ricerca Ipsos Doxa Le Icone, oggi, smonta lo stereotipo di una gioventù attratta solo dalle tendenze digitali.

Quando scelgono cosa mangiare, i giovani italiani premiano la sostanza: in cima ai pensieri ci sono la qualità del prodotto (60%), l'atmosfera del locale (37%) e l'unicità dell'esperienza (33%). Le recensioni online (25%) e i ricordi personali (23%) restano sullo sfondo. I veri pilastri dell'identità gastronomica sono i prodotti presenti da sempre nella quotidianità (37%), il valore dei momenti condivisi (29%) e la capacità di reinterpretare la tradizione (27%).

La conferma arriva dai rituali intramontabili della nostra tavola. La top 5 dei gesti più spontanei incorona il parmigiano sulla pasta (24%), seguito dal classico pane, olio e sale (18%), dalla bruschetta al pomodoro (17%), dal rito della "scarpetta" (17%) e dal binomio patatine e salse (7%).

Come spiega lo storico della cucina Luca Cesari, “la tradizione non è un museo, ma un organismo vivo che si trasforma per rimanere familiare”. Questa evoluzione ha però un limite chiaro per gli intervistati: non si possono tradire le radici (43%), i sapori che accendono la memoria (41%) e la semplicità della vita di ogni giorno (33%).

 

 

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